Di Maria Spissu Nilson ho conosciuto prima le sue parole e le opere che la sua persona. Era il 2011 e dovevo scrivere di una mostra che stava curando: “La Bellezza della normalità”. Ero impressionata. Una mostra dedicata a Fukushima che anziché raccontare l’orrore, celebrava la bellezza. Trasformare il piombo in oro è un processo alchemico che ho ritrovato in tutti i suoi lavori, compreso quello dedicato al Nu Shu, il linguaggio segreto delle donne, frutto di un’oscurantismo becero da cui lei ha tratto la meraviglia. Maria è un’artista raffinata, sensibile e di rara profondità.

Il 17 giugno ho presentato il suo ultimo romanzo alla Feltrinelli ed è ancora oro che cola….

 

Maria Spissu Nilson e il viaggio di un migrante, metafora della vita

Da La Donna Sarda di Cristina Muntoni – clicca qui per vedere la video intervista

 

L’uomo sulla sabbia nera (Armando Curcio Editore) è il racconto corale di un viaggio. Un percorso faticoso, imprevedibile e stupefacente come lo è la vita.

È il viaggio fisico e metaforico di Bekele, etiope riflessivo che ha imparato a non chiedere nulla e che nella vita bisogna preoccuparsi più di ciò che si porta in dono agli altri che degli ostacoli con cui questi altri possono intralciare il proprio cammino. Il suo migrare, che lo porta ad attraversare l‘Africa, l’inferno, l’amore e il mare, lo fa approdare a Linosa. Nell’isola siciliana la sua vita approda in quella di Mino e del suo mondo onirico di bambino che crede che col mare si possa parlare, perché il mare è la sua seconda madre. Gliel’ha detto suo nonno Leone, pescatore di pesci e di sogni.

I sogni saranno anche la rete che unirà vite e storie. A intessere questa rete è un linguaggio per sottrazione, acuto, essenziale, pulito. Una scelta stilistica e lessicale efficace, dove i racconti di Bekele distinguono tra ciò che può dire al bambino e ciò che, reso in corsivo, è meglio nascondergli. Perché la vita narrata è quella reale, dove il dolore si unisce alla bellezza e, se si può vivere trattati come animali, merce da scambio e “buttato via come un vecchio straccio”, può anche succedere di riconoscere l’amore eterno in uno sguardo e vedersi “come due viandanti che persi in un deserto s’incontrano per caso in un’oasi”. Ma a un bambino è meglio dire solo ciò che può sostenere e conservare per sé tutto ciò che trafigge, nascondendolo in corsivo tra le pagine di un racconto.

Maria Spissu Nilson con L’uomo sulla sabbia nera è al suo secondo romanzo, dopo Il tempo sa mordere prima dei cani. Nata nel Montiferru e cresciuta artisticamente alla Open University e alla Tate Modern di Londra, la scrittrice e artista, oltre che in Italia, ha esposto le sue opere negli USA, in Argentina, Grecia, Francia, Spagna, Gran Bretagna e in Giappone. In Cina Maria ha approfondito la sua ricerca della cifra grafica come modalità di comunicazione artistica che ha trovato il suo apice nel lavoro sul Nu Shu , il linguaggio segreto inventato dalle donne di una remota regione cinese per sfuggire al silenzio e all’ignoranza in cui erano relegate.

 

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