In cattedra alla Facoltà di Studi Umanistici per parlare di Sacralità Femminile

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Dalla Storia della Sacralità Femminile possiamo imparare come migliorare il nostro presente e costruire il futuro.  Ne ho parlato oggi alla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari grazie alla professoressa Cristina Cabras, docente di Psicologia Sociale, che ha dato spazio nella sua lezione di oggi al saggio di Claudia Sarritzu Palabanda Edizioni in cui l’autrice ha dedicato otto pagine al mio pensiero.
Con noi, Anna Maria Busia a cui è dedicato un intero capitolo per il suo impegno nella realizzazione di leggi a tutela delle donne.

La mia petizione per salvare le Domus de Janas

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La Sardegna possiede uno strabiliante patrimonio archeologico poco conosciuto al mondo e in forte pericolo di distruzione. Ho lanciato una petizione per salvare le Domus de Janas facendole riconoscere come patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Le Domus de Janas sono circa 3.500. Il loro nome significa “case delle fate”, sono spettacolari grotticelle funerarie scavate nella roccia tra il V ed il III  millennio a. C. e legate al culto della Dea.  Di queste, almeno 215 sono decorate con motivi realizzati a scultura, incisione e pittura con rappresentazioni simboliche di potente valenza rituale e propiziatoria, con astrazioni concettuali di indubbio significato magico-religioso.

Rappresentano un bene culturale di valore universale eccezionale, nella maggior parte dei casi messo in pericolo dall’incuria, dall’abbandono e dal degrado. Un pezzo preziosissimo di storia e della nostra identità rischia di andare perduto pur trattandosi di una meraviglia che in qualunque altro Stato sarebbe al centro di campagne di tutela, valorizzazione e promozione turistica.

È urgente e necessario intervenire per la loro tutela.

Ho creato una petizione per agevolare la richiesta all’UNESCO affinché le Domus de Janas decorate vengano inserite nella Lista del Patrimonio Mondiale dei beni tutelati dall’UNESCO possedendone tutte le caratteristiche e i requisiti richiesti dalla Convenzione UNESCO del 1972 sulla protezione del patrimonio culturale e naturale.

Questi beni costituiscono infatti una testimonianza “unica” di una tradizione culturale e di una civiltà ormai estinte.  Questo varrebbe a consentire l‘iscrizione di questi beni in un’apposita Lista del patrimonio mondiale. A oggi, del patrimonio archeologico della Sardegna soltanto il complesso nuragico di Barumini è stato iscritto nella Lista, mentre risultano del tutto ignorati gli altri beni culturali, in particolare quelli risalenti al periodo della Sardegna preistorica.

L’identità della Sardegna, profondamente radicata nella sua insularità, risulterebbe significativamente rafforzata dal riconoscimento dell’eccezionalità di un patrimonio culturale troppo spesso dimenticato, così come è stato sottolineato da Giuseppa Tanda, del Centro Studi Identità e Memoria e già professoressa ordianaria di  Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari.

Video servizio di Videolina

L’iter per l’inserimento nella Lista è lungo e complesso. Grazie all’iniziativa del Centro Studi Identità e Memoria (che il 26 ottobre ha organizzato un convegno sul tema a Nuoro coinvolgendo l’Assessorato Regionale ai beni culturali e specialisti di chiara fama delle Università di Cagliari – Riccardo Cicilloni e Carlo Luglié -, Sassari – Paolo Fois e Anna Depalmas -, Milano – Tullio Scovazzi – e Malta – Anthony Bonanno – oltre ad esperti delle soprintendenze) è partita la grande macchina burocratica che porterà a presentare la richiesta che va inoltrata entro il 20 dicembre al Comitato Nazionale Italiano dell’UNESCO che poi la inoltrerà al Ministero dei Beni Culturali che, dopo una complessa procedura, se passa arriverà al vaglio del Comitato del Patrimonio Mondiale. Il ruolo del movimento popolare è importante perché può incidere come stimolo in ogni fase della procedura, a partire dalla prima che prevede la creazione di una rete tra i Comuni sardi coinvolti e la loro attivazione per il progetto.

 

LE DOMUS DE JANAS

DESCRIZIONE

Le Domus de Janas – chiamate così perché, secondo la mitologia sarda, sarebbero le abitazioni delle fate tessitrici che lì nascondevano i loro tesori – si presentano come cavità nella roccia raggruppate in necropoli individuate in almeno 53 siti. A queste necropoli dovrebbero corrispondere altrettanti villaggi, non sempre individuati o individuabili. Le necropoli che presentano il maggior numero di domus de janas sono quelle di Montessu a Villaperuccio (con 39 tombe), Anghelu Ruju ad Alghero (38), Ispiluncas a Sedilo (33), San Pantaleo ad Ozieri (con 31). Più comunemente si presentano isolate o in gruppi più piccoli. La concentrazione maggiore di Domus de Janas si osserva nella Sardegna centro settentrionale, probabilmente perché era più facile scavare le grotticelle nelle rocce tenere caratteristiche della zona (soprattutto calcaree e arenarie), o – come spiega Tanda – per la presenza dell’altare preistorico di Monte d’Accoddi, situato a circa 12 km da Sassari, monumento unico in Sardegna e nel Mediterraneo, componente significativa del sistema culturale sviluppatosi in Sardegna tra il neolitico e la I età del Bronzo.

SIMBOLOGIA

Le Domus de Janas sono cavità nella roccia che richiamano simbolicamente la forma del ventre materno. I corpi venivano coperti di ocra rossa, simbolicamente ripetendo il sangue dell’utero con cui i bambini e le bambine nascenti erano avvolti nel momento della nascita. I corpi venivano deposti rannicchiati in posizione fetale, proprio come dentro il grembo. Nella mano destra tenevano una piccola statuina della Dea, come a proteggerli nel passaggio che avrebbero fatto dallo stato di morte alla nuova vita.

STRUTTURA

Le planimetrie si sviluppano per lo più in maniera semplice, talvolta, in maniera molto articolata, arricchendosi man mano, per arrivare fino a 20 camere. Ad esempio ad Ossi,

nella domus II di Mesu ‘e Montes e nella Tomba Maggiore. L’estensione massima, di 140,45 mq, è stata misurata nella domus de janas denominata Tomba del Capo, situata a Monte d’Accoddi, Sassari. La complessità degli ipogei è il risultato di ristrutturazioni e di aggiunte avvenute nel lungo arco di tempo, talvolta millenario, in cui vennero usate le grotticelle. Tale continua riutilizzazione evidenzia il loro valore identitario e “politico” delle tombe, legato anche alla funzione di segno di possesso e di marca territoriale del gruppo umano che le aveva escavate.

USO

I vani permettevano di svolgere due funzioni: la prima era quella di accogliere il defunto o la defunta in un vano riservato che ne assicurava la protezione; la seconda consisteva nel dare accoglienza ai culti rituali in uno spazio circoscritto, rendendo forse possibile, con visite periodiche, la comunicazione spirituale di tipo individuale con i morti ma anche quella di tipo collettivo, instaurando, nel tempo, rituali aperti all’intera comunità.

 

DECORI

Tra le 3.500 Domus de janas recensite, 215 sono decorate con motivi realizzati a scultura, incisione e pittura.

Il rosso dei decori richiama simbolicamente il sangue del ventre materno a cui la persona defunta ritornerebbe con la sepoltura nei vani delle Domus per poi rinascere a nuova vita.

I motivi individuati vengono racchiusi in 5 categorie:

1.    Protomi, cioè motivi a forma di testa di bovino (o corniformi o bucrani, cioè crani di bovini);

2.    Pettiniformi;

3.    Antropomorfi  ;

4.    Armi ed Utensili;

5.    Figure geometriche.

La protome è senza dubbio il motivo più diffuso e la sua rappresentazione nelle Domus de Janas assumeva valenza rituale, diventando anche propiziatoria: il simbolo assicurava la ricchezza, la forza e soprattutto la fecondità cioè il perpetuarsi del gruppo, minacciato dalla morte. Con l’esecuzione del simbolo la crisi esistenziale di sistema, determinata dalla morte, veniva risolta. Allo stesso tempo veniva concluso il “trasporto” vale a dire il passaggio del defunto nella vita ultraterrena.

L’analisi dei motivi ha rivelato un processo di evoluzione stilistica che ha portato a una progressiva semplificazione e stilizzazione e delle raffigurazioni sino alla fusione, sul piano architettonico, con il portello che rappresenta un’astrazione concettuale magico-religiosa collegata, chiaramente, al costume funerario. Il portello, che sostituisce la testa dell’animale, diventa il segno del passaggio, della transizione fra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra il mondo di qua e l’Altrove. Il portello si trasforma in falsa porta, costituendo l’elemento architettonico-cultuale centrale: l’introduzione del defunto o della defunta attraverso di essa, assume un valore magico rituale, forse di tipo purificatorio, iniziatico e propiziatorio.

In 89 ipogei sono stati rappresentati elementi comunemente interpretati come la rappresentazione/ed imitazione di elementi architettonici tipici dell’abitazione dei vivi: come il soffitto a doppio o unico spiovente, a semicerchio, colonne, pilastri e semipilastri, lesene, zoccoli, gradini, focolari. In alcune tombe sono imitati perfino gli arredi come i banconi, i tavoli, i tappeti.

È probabile che con l’imitazione della casa si volesse rendere operativo, in chiave magico-rituale, il richiamo simbolico al mondo dei vivi, ad una realtà passata che si voleva evocare, per completare il ciclo di vita-morte-rinascita dell’ideologia funeraria del V-III millennio a. C

Storytelling per la Via dello Splendore di Igor Sibaldi

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Il Sacrum, visto da fuori, è un varco chiuso dinanzi alla tua psiche al di là del quale ci sono le vie verso un’evoluzione superiore. Come si può aprire quel varco? Il 7 ottobre a Cagliari ci sarà La Via dello Splendore, un seminario che percorre le vie della Qabbalah e Igor Sibaldi col suo Sapere enciclopedico è senza dubbio uno dei miei riferimenti.

Sono profondamente onorata che mi abbiano chiesto di curare lo storytelling di questo incontro per il suo sito.

Per i dettagli sull’evento cicca QUI

 

 

Presentazione della Fiera dell’artigianato artistico dedicata agli animali favolosi

Il 27 luglio ho presentato la serata inaugurale della 57° edizione della Fiera dell’artigianato artistico della Sardegna a Mogoro.

Gli artigiani e le artigiane sono custodi della Memoria e della nostra identità.
Immers* come siamo in un ritmo sempre più veloce e distratto, loro conservano la bellezza del gesto significante e una maestria che si esprime nel silenzio e nella Conoscenza che coltivano tramandando antichi Saperi.
La Fiera dell’artiginato è il luogo in cui escono dai loro laboratori e raccontano la Bellezza che creano.

Presentare questa bellezza è stato un onore, tanto più che il tema di questa edizione mi è particolarmente caro: animali favolosi. Quasi in ogni prodotto dell’artigianato artistico sardo è conservata memoria simbolica di un antico passato attraverso le immagini stilizzate di animali. In molti di questi casi il richiamo è all’Età dell’oro della civiltà neolitica sarda, quando la divinità venerata aveva sembianze femminili e tutta la società era improntata verso la celebrazione della donna come portatrice di vita ed emblema della ciclicità di Madre Terra.

clicca qui per vedere la diretta registrata da EjaTV per Sardegnaeventi24

Ambasciatrice della Sardegna per il Principato

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Onorata di aver curato l’itinerario culturale dell’Ambasciatore in qualità di Ambasciatrice del Turismo d’Affari del Principato. Sono felice che stia assaporando la magia e la Bellezza della Sardegna attraversando itinerari lontani dai circuiti classici. Non è un caso che tenga in mano il libro di diari di viaggio che ho scritto per il progetto Sensitour che ha proprio questa finalità: far scoprire la straordinaria unicità culturale, antropologica e naturalistica della Sardegna che ancora è conosciuta solo per il mare e poco per i tesori millenari che custodisce. Ma qualcosa sta cambiando e questo suo viaggio ne è la dimostrazione. E lo è anche il fatto che, nello stesso momento in cui abbiamo brindato con l’Ambasciatore alla meraviglia di questa terra, la Onlus cagliaritana Imago Mundi che ci ha ospitato al Centro d’arte e cultura Il Ghetto degli Ebrei, ha ritirato a Berlino il Premio dell’UE per il Patrimonio Culturale Europa Nostra Award 2018 per Monumenti Aperti.
Qualcosa sta davvero cambiando…
E io, come ho raccontato in questa intervista su Videolina http://www.videolina.it/articolo/tg/2018/06/24/l_ambasciatore_monegasco_nell_isola_una_rete_per_l_economia_e_l_a-78-742823.html in questo scambio di reti e relazioni col Principato 
mi sento sempre più #AmbasciatricedellaSardegna

Leggi qui l’articolo de L’Unione Sarda

Al Festival della scienza

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Il 12 novembre ho presentato la serata di chiusura dell’ultima edizione del Festival della Scienza a Cagliari che quest’anno era dedicata al futuro. Come da tradizione per questo fantastico appuntamento, si è parlato di scienza in modo creativo e totalmente fuori dagli schemi classici. Durante la serata finale all’EXMA (EXhibiting and Moving Art) ho dialogato con Paolo Attivissimo, giornalista e scrittore, per parlare di quelle volte che la scienza non ha avuto la giusta visione del futuro.

 

Presentazione del primo disco della grande violinista Anna Tifu

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Il 22 giugno alla Feltrinelli di Cagliari ho avuto l’onore di presentare il primo disco di Anna Tifu, la violinista italiana più conosciuta al mondo che il maestro Salvatore Accardo ha definito “uno dei talenti più straordinari che mi sia capitato d’incontrare”.

Durante la serata, Anna ha eseguito diversi brani tratti dal suo album Tzigane (prodotto dalla Warner Classics) col suo prezioso Stradivari.

Lavorare con una persona che unisce un incredibile talento ad una grandissima umanità, umiltà e dolcezza è un’esperienza enormemente arricchente.

 

ANNA TIFU

Nata a Cagliari, Anna è figlia d’arte (suo padre è stato primo violino della Filarmonica di Bucarest), dopo dieci anni di studio con Salvatore Accardo, per Anna Tifu la grande occasione è arrivata nel 2007 con la vittoria al prestigioso Concorso “George Enescu” di Bucarest. Oggi è probabilmente la violinista italiana più conosciuta nel mondo. Ha già collaborato con direttori del calibro di Gustavo Dudamel e Diego Matheuz, che al pari di lei rappresentano il volto nuovo della musica classica, ha debuttato con un leone del podio come Yuri Temirkanov al Parco della Musica con l’Orchestra di Santa Cecilia

l’Alitalia l’ha scelta fra i volti che rappresentano il Paese nel mondo, insieme a Riccardo Muti Gabriele Tornatore and the dancer Eleonora Abbagnato

Tra le sue collaborazioni stellari, Malkovich,  BocelliMichael Nyman (che ha musicato i film Lezioni di piano,  Gattaca – La porta dell’universo (Gattaca) e Fine di una storia (The End of the Affair).

Ospite a Thesauro, su Sardegna Uno tv

20170720_185807Quali sono i modi e gli strumenti con cui si può contrastare la terribile piaga del femminicidio?

Ne ho parlato a Thesauro, un programma di approfondimento condotto da Mario Tasca su Sardegna Uno, assieme a Valentina Savona (preside del Liceo Pacinotti di Cagliari), Alessandra Sarais (Donna Ceteris) e Anna Puddu (Consigliera comunale del Comune di Cagliari).

La mia collaborazione nell’organizzazione del Festival internazionale di Letteratura Leggendo Metropolitano

 

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Quest’anno, con mio enorme piacere, collaboro per la realizzazione dello strepitoso Festival Leggendo Metropolitano, a Cagliari, che gode del patrocinio, tra gli altri, del Parlamento Europeo, del Ministero per i Beni Culturali e del Ministero per gli Affari Esteri.

Il programma prevede ospiti di enorme prestigio come il Presidente del Senato Pietro Grasso, intervistato dal caporedattore de L’Espresso Lirio Abbate, la massima esperta al mondo di politiche sul clima Laurence Tubiana, il Premio Strega Edoardo Albinati e tanti altri.

Oltre ai 70 grandi grandi nomi, ci saranno interessanti eventi collaterali come le passeggiate organizzate con Legambiente, i film all’Hostel Marina con Notturno Metropolitano, il laboratorio e il concerto dei Gaudats, il Book Camp, le mostre, l’ascolto degli audiolibri con Voci dal passato, uno spazio per gli editori sardi e gli incontri be to be tra le realtà produttive, e un progetto che mi sta particolarmente a cuore: la Biblioteca Vivente.

Lo racconto QUI in una video intervista per Youtg.net e QUI in una video intervista per L’Unione Sarda

RASSEGNA STAMPA

foto di Dietrich Steinmetz

Ambasciatrice del Turismo d’Affari del Principato di Monaco

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Ieri sera, durante una magnifica cerimonia a Villa Fanny, il Console del Principato di Monaco, Roberto Bolognese, e Gianmarco Albani, rappresentante dell’Ufficio del Turismo del Principato in Italia, mi hanno insignito del prestigioso titolo di Ambasciatrice del Turismo d’Affari del Principato di MonacoLa mission dell’incarico consiste nella promozione del Principato e nella organizzazione di iniziative tese a rafforzare le relazioni con l’Italia. In quest’ottica, il Club degli Ambasciatori, inizialmente nato (nel 2014) con l’elezione dei suoi membri nel mondo degli affari, è stato esteso ai rappresentanti del mondo della cultura e della ricercaGli Ambasciatori sono scelti dal Console o dal Capo Progetto del Territorio di Appartenenza e “sono principalmente degli opinion leader ovvero – come ha specificato la Console del Principato a Venezia Anna Licia Balzan Moretti Polegato, Console del Principato a Venezia – persone che per il loro settore di attività e per il loro prestigio possono parlare del Principato, promuovendone le attrazioni e favorendo scambi e relazioni”.